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Sabato 20 Ottobre 2018
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RISATE AMARE A TEATRO CON BEN HUR

RISATE AMARE A TEATRO CON BEN HUR

La risata è tornata ad essere protagonista sul palco della Sala RomaTeatri con lo spettacolo Ben Hur, un centurione in affitto, scritto da Gianni Clementi, diretto da Susanna Schemmari e portato in scena dalla compagnia Teatro dell’Alchimia

Questa volta si è trattato di un riso amaro, tipico di quel filone della commedia all’italiana che mostra gli aspetti più meschini, cinici e grotteschi della società contemporanea.
La pièce infatti, ispirata al film del 2013 Benur, un gladiatore in affitto (a sua volta riadattamento cinematografico del precedente spettacolo teatrale dello stesso autore), mette a nudo la miseria economica e morale dei due protagonisti: Sergio (Fernando Sbriscia), ex stuntman ormai fuori dai set per colpa di un incidente invalidante e sua sorella Maria  (Franca De Santis); i quali, in seguito ai rispettivi divorzi, sono costretti a convivere in un buco di periferia, cercando di sbarcare il lunario con lavoretti di fortuna: lui travestendosi da centurione davanti al Colosseo per scucire soldi ai turisti con le foto e lei lavorando come “operatrice telefonica” per una squallida hot line.
La loro infelice quotidianità viene stravolta dall’arrivo di Milan (Claudio Blancato), un ingegnere bielorusso costretto ad emigrare clandestinamente in Italia per sfuggire alla povertà del suo paese. Inizialmente ingaggiato (per intercessione “der Zanzara”, losco traffichino specializzato in gestione del lavoro nero e immigrazione clandestina) per sostituire Sergio come centurione per pochi giorni, Milan si rivela un vero e proprio deus ex machina, in grado di avere lungimiranti idee imprenditoriali e di svolgere a perfezione qualsiasi lavoro di manovalanza. Per i due fratelli romani, il povero bielorusso diventa ben presto la gallina dalle uova d’oro da spremere fino all’osso: sfruttando la sua instancabile indole stacanovista, il suo bisogno di soldi, la mitezza del suo carattere e soprattutto la sua ricattabilità di clandestino, lo fanno lavorare come un mulo al posto loro in cambio di pochissimi spiccioli (sotto la costante minaccia di denunciarlo all’ufficio immigrazione).
Quello che viene messo in scena è dunque uno specchio, spietatamente realistico, della società contemporanea; in cui il disagio sociale, la guerra tra poveri, l’emarginazione e lo sfruttamento del prossimo, fanno emergere i lati più oscuri dell’essere umano, rendendolo abietto, avido e insensibile.
A rendere ancor più credibili gli inquietanti tratti di questa realtà tragicomica è la perfetta interpretazione dei tre attori nei rispettivi ruoli: esilarante Franca De Santis nelle sue telefonate hard con i clienti, altrettanto si può dire per la romanissima “coattitudine” di Fernando Sbriscia e insuperabile il modo ironico ed incisivo con cui Claudio Blancato ha giocato - coerentemente dall’inizio alla fine - con la sua anima bielorussa.
Lodovico Bellè

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