Menu
Mercoledì 15 Agosto 2018
Quotidiano indipendente d'informazione alternativa anno XVII

A Houston si fa la storia, Astros 3-2 dopo 11 inning da leggenda

A Houston si fa la storia, Astros 3-2 dopo 11 inning da leggenda

Personalmente era dal 27 ottobre 2011, gara 6 tra Cardinals e Rangers, che non mi era dato di vedere una partita tanto appassionante nelle World Series .....

L’aver letto e sentito molti commentatori di lunghissima data collocare anche loro la gara 5 tra Astros e Dodgers tra le più belle di tutti i tempi non ha fatto che confermare le nostre sensazioni. La posta in palio altissima, due attacchi in serata di grazia e due partenti (Kershaw e Keuchel) non all’altezza di quanto fatto vedere in gara 1, hanno generato 5 ore e 17 minuti di autentica battaglia, 11 inning pieni di colpi di scena e 25 punti totali segnati, un record.

Pur avendo vinto gara 4, Roberts decide a sorpresa di cambiare qualcosa: Turner resta nel lineup solo come designato, al suo posto viene spostato in terza base Forsythe e in seconda viene inserito Culberson, con Puig retrocesso a settimo e Pederson ancora fuori in favore di Hernandez. Le scelte del manager dei Dodgers pagano subito e fino a metà del quarto inning c’è una sola squadra in campo: L.A. segna 3 punti già al primo attacco, molto aiutata da due walk di Keuchel e due errori difensivi di Gonzalez e Gurriel. Houston non risponde, con 3 inning “3 and out” di Kershaw, e i Dodgers allungano sul 4-0 al quarto attacco, con un doppio di Forsythe poi mandato a punto da un singolo di Barnes. Sugli schermi compare una statistica davvero preoccupante per Houston: L.A. non ha mai perso in questa stagione quando è stata avanti di 4 punti. Ma detto fatto, e l’immenso orgoglio di questi Astros ribalta ogni statistica, con 4 punti che vanno a impattare la partita: un gran doppio di Correa manda a casa Springer e Altuve, e un monumentale hr di Gurriel segna gli altri due punti. 4-4 e tutto da rifare.

L.A. rimette subito le mani sulla partita, sfruttando la presenza sul mound del mediocre McHugh, che concede prima due walk a Seager e Turner ed infine deve inchinarsi al fuoricampo da 3 punti di Bellinger: 7-4 Dodgers. Nella parte bassa del quinto Kershaw parte bene con un fly out su Gonzalez e un k su McCann, ma si complica la vita da solo mettendo in base per walk sia Springer che Bregman. A quel punto Roberts lo toglie e mette Kenta Maeda per chiudere l’inning, ma il giapponese lo tradisce, scodellando una palla al centro del piatto che aspetta solo di essere sparata fuori; Altuve non perdona e sigla anche lui un hr da 3 punti che riporta il punteggio sul 7 pari. Il sesto inning scorre via senza segnature per entrambi e si entra così nell’ultimo terzo di gara, che definire da fuochi d’artificio è poco, con 10 punti complessivi segnati, 5 per parte, in soli 3 attacchi.

Nel settimo i Dodgers segnano l’8-7 grazie ancora a Bellinger, che con un magnifico triplo manda a casa base Hernandez. Ma nell’attacco successivo gli Astros fanno di meglio, passando per la prima volta a condurre nella gara. Sul mound sale Morrow, che non ha mai lanciato per tre giorni consecutivi nella sua intera carriera; i risultati si vedono subito, il fortissimo rilievo di L.A. è molle, visibilmente stanco, e viene fatto a pezzi dai primi quattro uomini del lineup di casa. Springer segna un solo homer, Bregman un singolo, Altuve un doppio (rbi su Bregman) e Correa un hr da 2 punti: Houston vola avanti 11-8.

Nell’ottavo i Dodgers si avvicinano sul 9-11, segnando con Pederson (subentrato a Culberson) grazie al doppio di Seager su Harris, ma le loro speranze sembrano spegnersi sulla risposta immediata di Houston, che con il solo home di McCann su Cingrami riporta il suo margine di vantaggio sul +3, 12-9. Da segnalare il punto probabilmente buttato dai Dodgers, con Taylor in terza che non parte su un fly out di Turner a causa di un’incomprensione con il coach di terza base.

Nono inning, ultima chiamata per l’attacco dei Dodgers, sul mound, anziché il closer Giles, Devenski, che concede subito una walk al leadoff Bellinger. Dopo il k su Forsythe, arriva nel box Puig; il cubano, fin lì spettatore non pagante (0-4 con 2 k), batte un hr incredibile, allungandosi su una palla esterna e battendo praticamente con una mano sola. Sono due punti ma non bastano, siamo ancora 12-11 per gli Astros. Qui il manager di Houston commette forse un errore, fidandosi troppo del suo rilievo e lasciandolo in campo: pagherà subito dazio, con il doppio di Barnes, mandato poi a punto dal singolo di Taylor: 12 pari!! Per il nono attacco di Houston sale sul mound Jansen, che malgrado conceda un doppio a Gurriel riesce comunque a chiudere l’inning a zero e a rimandare ogni decisione agli extra inning.

Nel decimo Houston toglie finalmente Devenski in favore di Musgrove, che se la cava egregiamente con due fly out su Turner e Bellinger, incassa un singolo da Ethier, poi eliminato dalla difesa sulla ground ball battuta da Fortsythe. Tocca agli Astros, ancora contro Jansen, che dopo due out veloci (ground out Gattis e k Gonzalez) prima suda freddo su McCann, con una lunghissima battuta di poco in foul, poi lo colpisce alla mano destra, mandandolo in base. Jansen si complica ulteriormente la vita concedendo una walk a Springer, con McCann che sale in posizione punto e viene sostituito dal veloce Fisher come pinch runner. Nel box tocca a Bregman, che al secondo lancio piazza un singolo al centro, Fisher vola a casa base e scivola nettamente salvo: è finita, 13-12 per Houston che passa nuovamente a condurre nella serie per 3-2.

Dopo un solo giorno di riposo per il trasferimento, stanotte si gioca di nuovo, stavolta a Los Angeles, dove gli Astros hanno il primo matchball (il migliore, a mio parere) con Verlander sul monte di lancio contro Hill. In California ci hanno già vinto in gara 2, ma il loro rendimento esterno è inferiore a quello casalingo, quindi per i Dodgers non è affatto finita. È ovvio, gara 6 è una partita senza domani per loro, oltretutto contro un lanciatore fenomenale ed espertissimo, ma se vogliono dimostrare di meritare il titolo è qui che devono dimostrare di saper remare contro corrente. Anche in caso di sconfitta, per Houston ci sarà una seconda chance in gara 7, ma conterà molto lo svolgimento di gara 6; gli uomini di Hinch dovranno comunque riuscire a far lavorare parecchio il bullpen di L.A. (che Roberts sarà giocoforza costretto a schierare, in caso di partita aperta), per trovarselo poi stanco la sera successiva. Quante variabili e che spettacolo straordinario queste World Series, alla faccia di chi considera il baseball uno sport noioso.

Gianluca Puzzo - SportOne -

Devi effettuare il login per inviare commenti